‘Waiting for Godot’… but he will not arrive

‘Waiting for Godot’, a story from a past which is not too past and also too present.

Is there anything more absurd than our times? Is there anything more absent than the trust of sense in our times? When Samuel Beckett wrote this two acts play he was surely not thinking about us, but reading or assisting to this play today seems we follow the same no-sensical performance the playwright described (without describing) when he thought about Waiting for Godot.

The story has four evident protagonists, Vladimir, Estragon, Pozzo, Lucky; but we could analyze also the character of the boy who arrives at the end of both the two acts to say that Godot (a frenchesism for God… interesting also the end in dot which in English means fullstop  and is the way in which Jews show graphically God); finally we should also consider another important character who is Godot,  but especially his not coming whose consequence defines the waiting.

Are they really waiting for Godot? Why do they continue waiting if it is clear that he will not arrive? Why won’t Godot arrive? Why the only one who can tell the message is a boy? Why does this boy, not described if not for his young age, protect the secret of the message? Why is he the one who can receive the message seeming more structured and meaningful of the other characters?

The two couple of characters, Estragon and Vladimir (the trumps), and Pozzo and Lucky, represent the duality of body and soul, mind and heart… nonetheless they are not able to perceive the meaning of the waiting and lose the occasion to realize the sense of the existence as well as the meaning of their life. They seem to be completely disconnected among them and with the world; they don’t listen to each other and a little is what they should say and don’t. Each one is focused on himself, his vacuity, his interior silence and continue to wait for a Godot who will not arrive because they are not ready to change.

Godot, who is not a spiritual representation, cannot be grasped through no-sense. We have to find our sense back if we want to perceive the new and be ready to built and welcome it. Only the boy maintains is purity (is that a return to a Romantic vision of childhood?); only the boy can understand the message while waiting for them to understand the same.

 

“Aspettando Godot”, una storia dal passato che non è troppo lontano ma che è anche troppo presente.

C’è niente di più assurdo del nostro tempo? C’è qualcosa di più assente della fiducia nel senso del nostro tempo? Quando Samuel Beckett scrisse questa commedia (tragicommedia) in due atti, di certo non stava pensando a noi, ma leggere o assistere a quest’opera oggi sembra di poter seguire la stessa rappresentazione no-sense che l’artista descrive (senza descrivere) quando pensò a Waiting for Godot.

La storia ha quattro protagonisti evidenti, Vladimir, Estragon, Pozzo, Lucky;  ma si può analizzare anche il personaggio del ragazzo che arriva alla fine di entrambi i due atti per dire che Godot (un francesismo per Dio… interessante anche la desinenza in dot che in inglese significa punto e che è il modo in cui gli ebrei indicano graficamente Dio); infine, dovremmo anche considerare l’altro importante personaggio che è Godot, ma soprattutto il suo non arrivare la cui conseguenza definisce l’attesa.

Stanno davvero aspettando Godot? Perché continuano ad aspettare se è chiaro che non arriverà? Perché Godot non arriverà? Perché l’unico che può riferire il messaggio è un ragazzo? Perché questo ragazzo, non descritto se non per la sua giovane età, custodisce il segreto del messaggio? Perché è proprio lui quello che può ricevere il messaggio sembrando più strutturato e significativo degli altri personaggi?

Le due coppie di personaggi, Estragon e Vladimir (i vagabondi), e Pozzo and Lucky, rappresentano la dualità di corpo e anima, cuore e mente… nondimeno non sono in grado di percepire il significato dell’attesa e perdono l’occasione di comprendere iol senso dell’esistenza e il significato della vita. Sembrano completamente disconnessi tra loro e con il mondo; non si ascoltano ed è poco quello che potrebbero dire e che non dicono. Ciascuno è centrato su se stesso, la sua vacuità, il suo silenzio interiore e continuano ad aspettare un Godot  che non arriverà perché non sono pronti a cambiare.

Godot, che non è una rappresentazione spirituale, non può essere compreso attraverso il no-sense. Dobbiamo ritrovare il nostro senso se vogliamo percepire il nuovo, essere pronti a costruirlo e ad accoglierlo. Soltanto il ragazzo conserva la sua purezza (è fore questo un ritorno alla visione Romantica dell’infanzia?); solo il ragazzo può comprendere il messaggio mentre aspetta che anche loro lo capiscano.

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