“Non restare muti”: Alice Walker invites, we should not decline.

There are people tired to speak or hear about women, they are tired to listen to the problems of the many we don’t want to see or know but that, however exist.

Fortunately, there are women who continue to speak and to show that breaking the chains of silence is possible and necessary  to build (or re-build) a society where each one could feel to be at home.

This is the case of Alice Walker (author of the well known ‘The Color Purple’) in this very small but significative book, Overcoming Speechlessness.

Alice Walker overcomes the silence, she invites us to do the same. She speaks of violence against the women, but also of any violence against every human being. The book is the short report of her visit to speak about the civil rights in the countries (Rwand, Congo, Gaza) where these rights have been abandoned and where women and men fight and suffer together in the name of life and freedom.

The brevity of the book is also a signal that we don’t need to use useless and pragmatic words to describe the evil, but we need and we should use a few essential words while acting and actively breaking the silence.

There are many things and stories we avoid to know deep in order not to be involved, but we should and should also feel the necessity to be a part and take a part to really break the silence.

 

Ci sono persone che si sono stancate di parlare o di ascoltare le donne, sono stanche di ascoltare i problemi dei molti che non vogliamo vedere e di cui non vogliamo sapere ma che, comunque, esistono. 

Fortunatamente, ci sono donne che continuano a parlare e a mostrare che rompere le catene del silenzio è possibile e necessario per costruire (o ricostruire) una società in cui ciascuno possa sentirsi a casa.

Questo è il caso di Alice Walker (autrice del rinomato “Il colore viola”) in questo libro piccolo ma molto significativo, Non restare muti.

Alice Walker sconfigge il silenzio, ci invita a fare la stessa cosa. Parla di violenza contro le donne, ma anche di ogni forma di violenza contro ogni essere umano. Il libro è il breve resoconto delle sue visite per parlare dei diritti civili in quei paesi (Ruanda, Congo, Gaza) dove questi diritti sono stati abbandonati e dove le donne e gli uomini soffrono insieme in nome della vita e della libertà.

La brevità del libro è anche un segnale che non bisognerebbe usare parole inutili e pragmatiche per descrivere il male, ma che abbiamo bisogno e dovremmo di usare poche parole essenziali mentre agiamo e concretamente rompiamo il silenzio.

Ci sono molte cose e storie che evitiamo di conoscere a fondo per non restarne coinvolti, ma dovremmo e dovremmo anche sentire la necessità di essere parte e prendere parte di queste storie per rompere davvero il silenzio.

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