‘Oblivion’: the second death

When someone you love dies, your thought travels in an interior conflict difficult to be resolved. We know we miss that person and in no way we want to forget him/her. That’s right. We start to recall to our mind the episodes, the objects and, to be sure not to forget, the images of the beloved one. That’s right.

Yet, sometimes those memories are called back to our mind to satisfy our feeling of absence and solitude and it is really hard to overcome the egoism of the loneliness to truly give a voice in our being to the one we have lost. What do we remember? Are we really thinking of the other or are we disguising our confusion and loss behind the pale veil of death?

There are other times, instead, where our remembrance lies on fear, the fear to forget, the fear of the oblivion which represents at our eyes a second death, probably a more terrifying one.

When will our life begin to live again? When will the memory become active and positive and radiant? When will our story follow its course enriched by the experiences and the sharing we have chosen with the one we loved in spite its walking a new course?

It is not easy to elaborate the mourning, but it is something we need to do if we want the lives shared continue to speak and sing their stories and be as free souls as the one we have to be too.

This novel walks trough loss and pain, fear and indifference in the desire of the protagonist to be alive while preserving from the oblivion the prisoner dead.

 

Quando qualcuno che mai muore, il pensiero viaggia in un conflitto interiore difficile a risolversi. Sappiamo che quella persona ci manca e non vogliamo assolutamente dimenticarla. È giusto. Incominciamo a riportare alla mente gli episodi e gli oggetti e, per essere sicuri di non dimenticare, anche le immagini dell’amato. È giusto.

Tuttavia, talvolta riportiamo al pensiero quelle memorie per soddisfare il nostro sentimento di assenza e solitudine ed è veramente duro sconfiggere l’egoismo della solitudine per dare davvero voce nel nostro essere a coloro che abbiamo perso. Che cosa ricordiamo? Pensiamo davvero all’altro o stiamo nascondendo la nostra confusione e perdita dietro il pallido velo della morte?

Ci sono altre volte, invece, in cui il nostro ricordo giace sulla paura, la paura di dimenticare, la paura dell’oblio che rappresenta ai nostri occhi occhi una seconda morte, probabilmente ancora più terribile.

Quando la nostra vita comincerà a vivere di nuovo? Quando la memoria diventerà attiva, positiva e radiosa? Quando la nostra storia seguirà il suo corso arricchita dalle esperienze e dalla condivisione che abbiamo scelto con coloro che abbiamo amato sebbene questa storia segua una nuova rotta?

Non è facile elaborare il lutto, ma è qualcosa che dobbiamo fare se vogliamo che le vite condivise continuino a parlare e cantare la loro storia ed essere anime libere come quella che anche noi dobbiamo cercare.

Questo romanzo si muove tra perdita e dolore, paura e indifferenza nel desiderio del protagonista di restare vivo mentre custodisce dall’oblio il morto prigioniero.

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