“Non scavalcare quel muro” intervista di Daniela Domenici

 

7 giugno 2017

Loredana De Vita, per chi ancora non la conosce, è la signora con

gli occhiali che sta parlando al microfono

……………..

Dopo aver recensito sette dei suoi otto libri in tre anni mi sembra giunto il

momento di fare un’intervista a Loredana De Vita, docente d’inglese e

scrittrice napoletana, per farla conoscere anche a voi.

Nella sue opere ho individuato due filoni principali: l’attenzione alle donne

(che connota anche la mia attività di webmistress del mio sito e di

scrittrice) e l’amore per la sua (e anche mia) professione-missione di

docente. Inizio con il primo:

Loredana, rileggendo le mie recensioni alle tue opere mi ha colpito la

casualità (ma niente accade per caso, ne siamo entrambe

consapevoli) che sia la prima che la più recente che ho recensito

hanno ha che fare, seppur in modo diverso, con le donne, con i loro

silenzi, con i loro dolori; il primo è il saggio “Donna a metà”,

l’ultimo, il tuo più recente che stai presentando in varie locations, un

romanzo creato su una storia vera, è “Non scavalcare quel

muro”. A conclusione della mia prima recensione ho scritto grazie,

Loredana, per non esserti arresa ed esserti spinta “fino nelle viscere

di quella femminilità da cui volevano tenermi lontana senza

riconoscerla né desiderare conoscere…ho dovuto lottare e rendere

più credibile il prorompente significato e valore del mio essere

donna”” e all’inizio della mia ultima ho scritto “…è un pugno nello

stomaco che lascia tramortite/i, è una storia di donne, del loro

coraggio, del loro silenzio, della loro forza, è il tentativo di una figlia

di conoscere finalmente sua madre per capirla e capirsi, è la

testimonianza, vera e brutale, di una violenza, perpetrata per anni,

nei modi più subdoli, sia fisica che psicologica…”: raccontaci

qualcosa su queste due opere…

“Donna a metà” (Nulla Die) è un saggio frutto di un lungo lavoro

di ricerca e di studio, ma anche di applicazione sul campo. Nasce,

infatti, da una dalla necessità di ristabilire un equilibrio

nell’enorme e spesso banale “questione di genere” mentre per me

si è sempre e solo trattato di relazione tra le persone, dall’altra

dal vivere ogni giorno con ragazzi e ragazze dai 13 ai 20 anni e

scontrarmi spesso con una regressione a stereotipi che gli anni

del femminismo più acceso sembravano aver debellato o, almeno,

messo in profonda crisi. Così, con i “miei ragazzi” a scuola

abbiamo lavorato a lungo con questionari, proiezioni, dibatti e

confronti sul questo tema e insieme abbiamo concluso che nel

rispetto e nella reciprocità dei legami tra le persone giace

l’essenza di qualsiasi incontro. Inoltre, sempre più

frequentemente la cronaca aveva cominciato a presentare casi di

femminicidio, una certa stampa a negare o abusare del linguaggio

discriminatorio verso le donne per non parlare delle pubblicità

che tendenzialmente sminuivano la presenza delle donne

negandole persino a se stesse fino a farle “semplicemente”

inesistere. Tutto questo mi ha dato la forza di affrontare una

storia vera che ho raccolto negli anni e che mai ero riuscita a

sviscerare, mi riferisco a quella narrata in “Non scavalcare quel

muro” edito da Nulla Die, in cui si tenta di narrare tutto quello

che accade prima che si arrivi ai “femminicidi”, tutto quello che le

cronache non raccontano e che spesso resta nascosto in un

profondo che non si vuole denunciare né ammettere come reale.

“Non scavalcare quel muro”, come dicevo, è una storia vera, una

storia che produce rabbia, sconcerto, difficoltà di arrivare fino in

fondo sebbene impossibile sia il non farlo… così, il lettore ritorna

alle pagine e prosegue il suo percorso fino nel cuore del dolore:

quello che non si dice e che non si mostra. E’ una storia che scrivo

con testimonianza chirurgica, dettagliata, senza giudizio. Una

storia di dolore e di lotta, di violenza e di ribellione, una storia

che modifica il lettore e che gli resta dentro. Accogliere una voce è

proprio questo: lasciare che la sua voce diventi la mia voce e,

infine, la nostra voce.

 

Un altro tuo saggio dedicato alle donne è “Oltre lo specchio” nel

quale analizzi in modo assolutamente nuovo, coinvolgente e

personalissimo sia le fiabe, e in particolare quella di Peter Pan e di

Alice in Wonderland, che le figure femminili teatrali di Lady

Macbeth e di Ofelia, create dal genio di Shakespeare, e di Filumena

Marturano, capolavoro di Eduardo de Filippo; ma anche Anna

Karenina di Tolstoj, Tess of the D’Ubervilles di Hardy e Lenina

Crowne da “Brave New World” di Huxley: parlaci di questa tua

opera…

“Oltre lo specchio” (Nulla Die) nasce come un gioco e una sfida

con la pretestuosa consueta lettura di autori e classici scritti e

concepiti da uomini. Insegno lingua e letteratura Inglese e il

gioco letterario sulla visione maschile dei personaggi femminili

non poteva non attrarmi. La modificazione, meglio l’evoluzione

della cultura è l’unica che potrà “salvarci” dalla violenza di genere

e, anche, da ogni forma di violenza. La staticità della cultura nega

la sua stessa essenza. Fino a quando ci saranno principesse che

aspettano di essere salvate non ci saranno donne che

abbracceranno il senso della propria esistenza pienamente e

uomini capaci di accoglierne il valore. Studiare i classici, offrirne

una lettura dal punto di vista femminile può essere un modo per

scoprire le possibilità di un cambiamento.

L’altra tematica a te molto cara, come ho anticipato, è quella del

mondo della scuola sulla quale hai scritto “Giochiamo che ero…” e

“Alla scoperta dell’invisibile”; dal primo traggo queste tue

splendide parole che mi trovano pienamente concorde “Essere

educatori è sentire una missione che corrisponde quasi a una

vocazione: accogliere tra le mani le anime dei giovani che ci sono

affidati per aiutarli a crescere sostenendoli, stimolandoli a cercare

nel profondo dell’esistenza un senso per vivere. Educare è essere

presenti con tutti se stessi, insegnare con l’esempio concreto del

proprio agire quotidiano, insegnare oltre e per mezzo della cultura

delle diverse discipline, la cultura del rispetto, dell’amore, della

gratuità, del perdono…”. Dal secondo saggio cito “edu-care”: “avere

cura della formazione, significa cercare risorse di comunicazione che

passino attraverso la resilienza e l’ascolto, l’abbandono e la scoperta,

il pianto e il sorriso, la solitudine e l’isolamento, il dialogo e il

confronto. L’educazione come formazione prevede sempre una

possibilità…la scoperta di un altro che ci ascolti e che ascoltiamo, che

ci segue e che seguiamo, che ci ami e che amiamo.”: parlaci di cosa

sia per te l’essere docente.

Forse sembra banale o, al contrario, eccessivo… per me essere

docente significa vivere. Essere docente è essere un educatore.

Uno, cioè, che non si preoccupa delle nozioni da impartire, ma le

trasmette attraverso la testimonianza. Un docente, cioè, non è

per me uno che si nasconde dietro il suo sapere come dietro la

cattedra dietro la quale spesso si protegge, ma è uno che sa

coinvolgere e anche sconvolgere, uno che riesce a non

“interrogare” ma a fare in modo che i ragazzi interroghino, se

stessi e il docente affinché saziata sia la curiosità, il desiderio di

conoscere per scegliere, osservare per seguire, rifiutare anche se

questo significa agire secondo coscienza.

Hai scritto anche una splendida fiaba “Disegno di un sogno…un

cuore nascosto” in cui risuonano innumerevoli echi, da Alice nel

paese delle Meraviglie alle favole di Esopo, dai libri di viaggi

interiori al messaggio evangelico: parlaci anche di questa tua

creazione.

“Disegno di un sogno…” (Aletti) è una fiaba di formazione. E’ la

storia di un distacco, il distacco dal tempo dell’infanzia e

dell’adolescenza, al tempo della maturità, il tempo delle scelte, il

tempo interiore in cui sebbene ci si continui a chiedere chi si

voglia essere, si deve agire consapevolmente. E’ la storia del

distacco egoistico dal sé, per accogliere l’altro e per predisporsi

infine a un Sé più grande, se esiste. Molto importante per me

nella scrittura di questa fiaba è stata anche la visione del film

“Labyrinth” interpretato da David Bowie. E’ la ricerca infinita di

un sé che cresce.

E per concludere hai dato spazio con “Altro non siamo che voce –

la storia e la memoria” anche a quel tragico periodo della nostra

storia recente che è stato il nazifascismo e le deportazioni con la

storia di Alberta, una sopravvissuta che mantiene viva la memoria

dell’Olocausto: parlaci anche di questa tua opera.

L’incontro con Alberta Levi Temin, deceduta lo scorso settembre, è

stato per me un ulteriore richiesta di cambiamento. Una donna tenace

che, nonostante tutto, non ha ma disdegnato le sue critiche per

chiunque si opponesse al processo di pace, fosse anche ebreo. E’ lei

che mi ha sempre ripetuto di agire secondo coscienza, anche oltre

(non contro) le leggi, perché le leggi fatte dagli uomini sono spesso

fallaci e ne è prova ogni genocidio, ogni violenza illegittima (la

violenza è sempre illegittima) commessa in ogni angolo della terra.

Ancora una volta desideravo che questa mia scoperta, questo mio

incontro divenisse occasione di crescita per i miei ragazzi. “Altro non

siamo che voce” (Armando editore) è il tentativo di usare tecniche

diverse per parlare ai giovani di quel momento storico che, purtroppo,

in molte forme ha mostrato la sua riproducibilità. Così attraverso

l’analisi teorica, la testimonianza, due partiture teatrali e un racconto,

ho raccolto nel libro i tanti modi possibili per parlare ai giovani di

questi temi. In fondo, non è necessario che le vie siano uniche,

l’importante è che tutte portino al discernimento tra ciò che è bene e

ciò che è male non per sé ma per la comunità degli esseri umani.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...